Member Reviews

Ringrazio molto Ne/oN e Netgalley per questa lettura.
Di "Qualcuno in cui fare il nido" confesso di aver richiesto l'Arc per la sua copertina meravigliosa, davvero un bellissimo lavoro di grafica e colori.
Il libro è un po' fantasy, un po' cozy horror, un po' romance: un mix interessante e ben equilibrato.
La storia ha come protagonista Shesheshen, una creatura informe che usa gli esseri umani come cibo e come pezzi per costruirsi uno scheletro, in modo da assumerne anche le sembianze. Shesheshen vive isolata, con la sola compagnia di un'orsa molto affettuosa, finchè un giorno viene disturbata da un gruppo di uomini che vogliono ucciderla. La catena di eventi che viene messa in moto da questo incontro porterà una Shesheshen camuffata e in fuga da Homily, una ragazza che per la prima volta la tratta con gentilezza. Le due legheranno molto, tanto che Shesheshen inizierà a provare sentimenti prima sconosciuti, peccato che Homily faccia parte di una nobile famiglia che vuole a tutti i costi ucciderla. Ha così inizio il gioco di inganni, in cui una Shesheshen in sembianze umane deve fingere di dare la caccia alla se stessa "mostruosa" e, allo stesso tempo, salvare Homily dalla sua stessa famiglia, nonchè rivelarle la sua vera natura.
Questo è un romanzo in cui c'è davvero molto, dall'avventura all'intreccio romantico, tanto che è difficile descriverne il contenuto o il genere, ma credo che la caratteristica più bella e meritevole sia l'introspezione. La storia è raccontata dal punto di vista di Shesheshen, un mostro dai sentimenti umani, e ne segue ogni pensiero, sensazione, riflessione, emozione. La protagonista nell'arco del romanzo evolve, "cresce", mettendo molto spesso a confronto la sua realtà con le convenzioni umane. Il suo personaggio da voce a chi si sente diverso rispetto alla società che lo circonda.
L'unico problema, per i miei gusti, è che la storia è stata tirata troppo per le lunghe, tanto da venirmi a noia (verso i 3/4 del libro) e portarmi a cercare il finale in fretta, giusto per chiudere il cerchio. Il libro risulta in certi punti troppo ripetitivo, ci sono delle scene che sembrano inserite solo per riempire la pagina, manca quel senso del ritmo che dovrebbe incollare alla pagina.
Nel complesso è un libro originale e intrigante, con una scrittura pulita, che affronta tematiche impegnative (diversità, abusi in famiglia, amore) in maniera molto delicata, per questo mi sento di consigliarlo.
Purtroppo è assolutamente sconsigliato agli stomaci deboli, visto la presenza costante di descrizioni di corpi, organi, sangue e varie interiora umane.

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"Qualcuno in cui fare il nido" è un libro che aveva tutti i presupporti per essere una lettura cozy ma inquietante, un po' horror, un po' weird, sicuramente pazza: fino al 40% l'ho apprezzato molto, ma più leggevo, meno la storia mi appassionava; è stato interessante vedere come cambiano i sentimenti di Shesheshen, e la trama generale era piacevole, ma non mi sono sentita trascinata e coinvolta come nelle battute iniziali del libro: peccato!

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3.75
Non mi sento di dire che non mi sia piaciuto, però alo stesso modo non mi è nemmeno piaciuto piaciuto.
Ho adorato l'idea della trama, la storia in sé è incredibilmente originale e fuori da qualsiasi schema, però in alcuni punti ho trovato la narrazione estremamente lenta e a tratti anche ripetitiva. Il romanzo è, come dicevo, molto originale. La protagonista è un mostro di poche e irriverenti parole, decisamente fuori posto anche con sé stessa. I trigger warning esistono e se siete deboli di stomaco non ve lo consiglio perché ci sono numerose scene che posso decisamente risultare disturbanti, per farvi un esempio il mangiare gli umani, il creare i propri tessuti, il sangue… Insomma, le solite cose.

Cerchiamo come sempre di seguire una sottospecie di ordine all'interno di questa recenqualcosa, la nostra protagonista è Shesheshen, la fatica nel leggere ogni volta questo nome come fosse uno scioglilingua mentale non ve la sto nemmeno a dire. La qui citata è una mutaforma invertebrata, allora, immaginatevi un blob grigio di carne assetato di carne umana e sangue, ce l'avete? Eccovi Shesheshen, un mostro che conosce poco anche di sé stessa giacché la madre è morta e il padre, beh, il padre era un umano all'interno del quale sono state deposte le uova sua e dei suoi fratelli e sorelle. Fratelli e sorelle che ha divorato insieme al padre venendo al mondo. Il padre è il nido che ricorda con nostalgia, quel calore, quella sazietà che sono propri dell'infanzia, anche i mostri hanno diritto di quel senso di idilliaca protezione che riconduce ai primi anni di vita.

Shesheshen cresce sola, senza nessuno della propria specie a farle da guida, gli umani non sono altro che nutrimento e non si allontana nemmeno mai da quella che è diventata la sua tana. L'antica residenza dei Wulfyre, abbandonata dagli stessi ora è il suo luogo di pace e Shesheshen se ne sta tranquilla in letargo dentro la sua vasca di acqua quando il figlio maggiore della suddetta famiglia, accompagnato da due cacciatori decide che è giunto il momento di disturbare il suo sonno per porre fine all'esistenza della viverna che ha maledetto la sua famiglia, si, la viverna sarebbe Shesheshen. Il nostro mostro preferito riesce a sbaragliare i tre, uccide il Wulfyre e ferisce facendoli scappare i cacciatori. Purtroppo resta ferita con un dardo di una freccia, rocambolesche situazioni la portano in città e poi giù da un burrone. Anche se sei un mostro precipitare in un burrone, senza contare il rosmarino in circolo, non è una passeggiata.

Inaspettatamente, sopravvive. Certo non è stato un caso, un miracolo divino. No, è stata Homily. E chi è Homily? Una donna umana che ha scambiato Shesheshen per un'umana e che ha quindi provveduto a salvarla e a prendersi cura di lei. Shesheshen dovrebbe mangiarla, subito, invece lascia che le attenzioni di Homily la incuriosiscana, la facciano desistere dal fare un lauto pasto e la portino a legarsi sempre di più a questa donna così particolare. Grazie al legame che si crea fra le due noi abbiamo modo di conoscere ancor meglio il lato irriverente del mostro, Shesheshen complice la totale ingenuità verso i comportamenti e le usanze umane si rivela spiritosa e fuori dagli schemi, capace di portare sempre un sorriso sul viso dell'amica che diventa ogni momento qualcosa in più. Un legame che la porta a sentirsi irrimediabilmente attrata dall'umana, a considerarla la propria ragazza, quel qualcuno in cui fare un nido per le proprie uova. Ma sarà così? Shesheshen infilerà le sue uova nelle carni calde di Homily?

I Wulfyre riusciranno a interrompere la maledizione che colpisce la loro famiglia e che Shesheshen non ha di certo lanciato? Come ci sarà finita la fantomatica viverna a cacciare sé stessa? Shesheshen salverà il proprio mondo e le proprie abitudini? Sceglierà di salvare la donna umana che le ha aperto nuove finestre sul mondo? Le domande sono innumerevoli, la narrazione potrebbe prendere qualsiasi piega e le descrizioni macabre non mancheranno mai, così come personaggi dalle personalità discutibili. Per alcuni ho festeggiato la dipartita. Quello che scopriremo è che nulla nell'istmo è come sembra e scegliere talvolta comporta sacrifici che nessuno poteva immaginare.

Come dicevo ho a volte trovato il ritmo lento e alcuni passaggi ripetitivi, però in questa cascata di sangue e organi, sono strana oramai lo sappiamo, ho trovato un'atmosfera cozy. L'ho trovata una lettura proprio carina, sebbene avrei preso a testate lo spirito di sacrificio di Homily e anche di Shesheshen in un certo senso, avrei preferito un finale diverso, non so, secondo me sarebbe stato perfetto lasciarci al prima del letargo, insomma, mi piacciono i finali crudeli. È sicuramente un'ottima lettura per coloro che amano le trame che sappiano realmente essere originali, per coloro che apprezzano quando le pagine si impregnano (tingono è riduttivo) di sangue e che amano trovarsi davanti a situazioni che possano urtare la sensibilità. Mi sento di aggiungere, perché so che si può non avere problemi co la peggio violenza ma avere questo tallone d'Ahille: ci sono scene dettagliate di violenza sugli animali. In queste scene io faccio sempre molto fatica quindi mi piace avvisarvi.

Lo consiglio per la spooky season, che ve lo dico, in Casa Sterne finisce a malincuore all'arrivo di Dicembre ma che ad essere onesti, non se ne va mai. Soprattutto, però, lo consiglio perché è davverodavverodavvero difficile riuscire a trovare una storia così particolare e io ho spesso necessità di leggere cose diverse.

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Come prima cosa voglio ringraziare Ne/oN Libri, per avermi dato la possibilità di leggere questo libro in anteprima. L'ho richiesto perché sono stata colpita da due cose: 1. La copertina e 2. La trama. Sono felice che finalmente una casa editrice italiana abbia deciso di ampliare il panorama dell'horror nella nostra nazione. Questa lettura è stata strana, fin dalle prime pagine ho capito che stavo per leggere qualcosa di assurdo e ricco di descrizioni macabre e sanguinolente. La scrittura mi è piaciuta parecchio, la storia ha saputo intrattenermi. Un mix ben combinato di follia, orrore, famiglie disfunzionali e abusi. Io ci ho letto qualcosa come "Non lasciarsi sopraffare dalla nostra vita in famiglia, si può sempre uscire da queste realtà atroci". Il libro presenta anche una bellissima storia d'amore, che è riuscita ad emozionarmi. È stato meraviglioso vedere Shesheshen innamorarsi piano piano di qualcuno come Homily.

Vi consiglio la lettura se:
- vi piace l'horror
- cercate qualcosa di strano
- tematica lgbt+
- famiglie disfunzionali e disturbate

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L'aspetto che più mi ha colpito della narrazione è la somiglianza di Shesheshen a un umano qualunque. E' legata alla sua quotidianità, vorrebbe una vita calma e tranquilla, prova sentimenti e emozioni come chiunque altro, ha addirittura un orso domestico a cui vuole bene. Durante lo svolgimento del romanzo, il personaggio di Shesheshen prende sempre più forma, e non solo letteralmente potendo mutare.
Nonostante mi abbia preso sin da subito, dopo la prima metà comincia una lenta discesa. Gli avvenimenti si fanno meno fitti, ci sono un po' di ripetizioni, fino alla grande rivelazione finale, che poteva essere anche anticipata di qualche decina di pagine. Quello che a mio parere a un certo punto ha reso la narrazione lenta è la piattezza dei personaggi. Da un lato abbiamo Shesheshen, mostruosa e amorevole al tempo stesso, dall'altro abbiamo personaggi secondari poco sviluppati e caratterizzati, eccetto forse Homily. Alcuni dialoghi sono uguali tra loro, come le dinamiche tra la protagonista e gli altri personaggi. Di conseguenza, arrivati a metà del romanzo non si trova più la stessa varietà iniziale.
Poco sviluppato è il worldbuilding, direi anche assente e confuso. L'autore non dà molte spiegazioni sul perché ci siano dei mostri e anche il motivo della caccia è vago. Lo stile di John Wiswell è molto interessante. E' uno stile schietto e limpido, niente di onirico o poetico, crudo e senza l'utilizzo di mezzi termini.
In ogni caso, è un romanzo che intrattiene abbastanza bene e basa tutto sulla sua protagonista.

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dnf al 30%.
Il libro è scritto male, partirò dicendo questo. Ci troviamo difronte ad un concept interessantissimo, con un mostro multiforme che mangia esseri umani ed ha una concezione del mondo ovviamente diversa dalla nostra, dove i sentimenti d'amore non sarebbero riconosciuti come tali da noi essere umani. Del resto, da qui viene il titolo, un essere che ama un altro essere a tal punto da farlo diventare il nido (uccidendolo) per le sue uova. Amore e morte sono due facce della stessa medaglia per Shesheshen, o per lo meno fin quando non incontra Homly, e di qui in avanti il libro perde totalmente la sua logica. Ci ritroviamo con un mostro che d'improvviso ha una morale, non vive e non interagisce con gli essere umani ma, non si sa come, riesce a comprenderli profondamente a tal punto da sapere come manipolare e sedure, anche se lei stessa ad inizio libro sembra non comprendere la natura umana. Questa incoerenza procede per tutto il libro e non riguarda solo la psiche di Shen, ma anche il contesto delle vicende. E' il tipico fantasy ambientato in un epoca riconducibile a quella medievale eppure i personaggi parlano ed interagiscono come fossero del ventunesimo secolo. Quando ho interrotto la lettura ho iniziato a leggere alcune recensioni in inglese e chi ha finito il libro ha lamentato la stessa cosa. Parliamo di personaggi che sanno cos'è il trauma famigliare, il non binarismo e l'allosessualità (che nemmeno io che sono queer so cos'è), termini che sono esplicitati nel testo -e ripeto, stiamo parlando di un fantasy medievale-
Detto ciò il mio problema non è stato solamente questo, la prosa è noiosa, così come le vicende, i personaggi sono piatti, ci sono buchi di trama (sì, già al 30%), quindi, in ultimo, per me è stato un grande no, per fin troppi motivi che un libro editato non dovrebbe avere.

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Thank you to the published and NetGalley for providing me with an early copy of this book.
I enjoyed this read, I did, so much. The setting is not the most original, but its execution and the way the characters move in the universe where humans are most times worse than monsters caught my heart and squeezed real hard. The way Shesheshen confronted herself, her nature, and her evolution after meeting Homily was so heartwarming, so much as the changes in Homily's tendencies to submit to whatever abuse she may a victim of. Both of them help each other, and the most wonderful thing of all is that Homily manages to even though she isn't aware of Shesheshen true nature up until almost the end of the book: at that point, what they have shared is enough for her not to question her partner's true form, and to also care for her progenies, something that has shocked Shesheshen in their birth and behaviour but that doesn't seem to faze the beautiful, brave and wounded Homily.
The plot twist was quite expected, tbh, but it served the story well. The writing was also really captivating, with moments of humor and wits that lightened the mood when necessary, compensated by grotesque and gorey description that match the dark and gothic atmospheres of the story overall.
I cannot recommend this book enough, rest assured, I will!

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3.75 per essere onesti.

E' un libro STRANO, sia per la protagonista assolutamente atipica (che è la cosa che ho apprezzato di più) sia per le descrizioni di molte scene: ci vuole tanta fantasia per riuscire ad immaginare quello che viene descritto e non sempre sono riuscita a farlo, forse se ci fossi riuscita avrei dato 4 stelle piene.

Riprende sicuramente l'ormai celebre concetto: il vero mostro chi è?

I colpi di scena non mancheranno! E si troverà risposta a questa domanda.

Ho apprezzato tanto l'evoluzione dei sentimenti della protagonista, la relazione che viene proposta. Si parla di accettazione sia di noi stessi che degli altri, di traumi da superare insieme, di ciò che di buono ci meritiamo.

Lo consiglio perché potrebbe rapirvi il cuore, io sono contenta di avergli dato una chance.

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In "Qualcuno In Cui Fare Il Nido", l'autore adotta un approccio unico con la presentazione della storia dal punto di vista di un narratore non umano, che aggiunge un tocco di umorismo e mistero alle sue interazioni con gli esseri umani.

Ho apprezzato aspetti come i POV di Shesheshen e il suo senso dell'umorismo, ma ho trovato la relazione e l'insta-love un po' carente (purtroppo non sono riuscita a sentirmi vicina a Homily quanto avrei voluto).

Non sono sicura se sia dovuto allo stile di scrittura dell'autore o alla traduzione in italiano, ma ho percepito un senso di distanza che ha reso difficile immergermi completamente nella storia.

In generale, la premessa aveva un grande potenziale e suonava molto interessante, ma credo che l'avrei apprezzato molto di più se fosse stata una novella.

Grazie a NetGalley, all'autore e a Ne/On libri per avermi fornito una copia di questo libro!

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Plot:
Shesheshen è un mostro, e la sua sola esistenza crea terrore nella vicina città di Underlook. Del resto, si ciba di umani e li ingloba senza farsi troppi problemi. Ma Shesheshen non è crudele, anzi, nella maggior parte dei casi si tratta di difesa o di pura necessità. In ogni caso, gli umani non le piacciono (se non come cibo), visto che sono strani e non perdono occasione per cercare di ucciderla. Ma un giorno, dopo aver rischiato di morire, viene soccorsa e salvata da Homily, una donna meravigliosa che la scambia per una sua simile e la accudisce... e sorprendentemente Shesheshen inizia a provare dei sentimenti per lei. Sentimenti così forti che la spingono a desiderare che Homily diventi un nido per le sue uova. Però questo vorrebbe dire porre fine alla sua vita, e Shesheshen non riesce a giustificare la fine di una persona così meravigliosa. Così decide di rimandare la sua fine al giorno dopo... e poi a quello successivo ancora. E, mentre il loro rapporto e la loro vicinanza cresce, Shesheshen deve trovare un modo per non svelare la sua vera natura e per salvarsi dai veri mostri della storia: gli esseri umani che vogliono ad ogni costo ucciderla.

Questo libro è stata un'esperienza davvero particolare: un fantasy, ma anche un horror... cozy. Non avevo mai preso in considerazione l'idea di un cozy horror, ed è stata una piacevole sorpresa. Non solo la trama tiene il lettore sulle spine, considerando che Shesheshen rischia davvero la vita, ma scalda anche il cuore. Il modo in cui Shesheshen diventa sempre più "umana", scoprendo nuovi sentimenti positivi man mano che si avvicina a Homily; il modo in cui la loro relazione si sviluppa... mi sono sentita avvolgere da una calda coperta in un freddo pomeriggio invernale.

Allo stesso tempo, non mancavano elementi di body horror e descrizioni di relazioni (familiari) tossiche e abusanti. La famiglia di Homily è terribile, e lei chiaramente ne ha subito le conseguenze, che si rispecchiano nella sua mancanza di autostima e nella sua rassegnazione nell'essere usata e ferita. Tuttavia, nonostante i temi trattati siano pesanti, la lettura è sempre leggera e spesso divertente, in particolare perchè Shesheshen non pensa come una persona e spesso si creano fraintendimenti che solo il lettore coglie. Più volte leggendo questo libro mi sono ritrovata a sorridere e a ridere.

Unica nota "negativa", che però non preclude il godimento del libro, è il fatto che spesso Shesheshen parla come farebbe un terapeuta. Non è un problema in sè, ma a lungo andare mi sono accorta che mi trascinava a volte fuori dalla storia, la cui ambientazione non è moderna (a differenza dei concetti espressi). Tuttavia, è anche il modo in cui Shesheshen aiuta Homily, quindi è parte integrante della storia.

In generale, penso che questo libro potrebbe piacere davvero a tutti, anche a chi non legge spesso fantasy o horror, proprio perchè l'elemento principale e più bello è quello della relazione tra Shesheshen e Homily, e il modo in cui si aiutano a vicenda a guarire e vivere una vita felice.

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VOTO 3,5

Qualcuno in cui fare il nido è il romanzo d'esordio di John Wiswell, è un fantasy - horror che ha come protagonista Shesheshen, un mostro mutaforma tipo blob, capace di inglobare e organizzare oggetti estranei come ossa, rami e pietre, a suo piacimento.
Questa creatura, cresciuta nella più totale solitudine, a parte la compagnia di un'orsa gigante dal manto blu chiamata Mirtilla, vive in una dimora abbandonata lontana dalla civiltà umana.
Le sue giornate trascorrono tra uccisioni per mangiare e quelle per difesa personale, quando incauti cacciatori di mostri le si avvicinano troppo ed è proprio l'intrusione di un esiguo gruppo di umani a risvegliarla precocemente dal suo letargo.
Per diverse vicissitudini, entrerà in contatto con Homily, una ragazza dall'animo gentile che curerà le sue ferite e la porterà al sicuro ignara della sua vera natura.
Inizialmente avrebbe voluto divorarla, ma qualcosa nella giovane la attira. Shesheshen non prova empatia, né compassione, non le piace parlare, né stare in compagnia. La sua stessa famiglia ha cercato di ucciderla e questo l'ha plasmata in ciò che è.

“È vero che, all'inizio, ti vedevo solo come il prossimo pasto. Avevo intenzione di farti del male. [...] Ma le cose si sono complicate prima che potessi rendermene conto. Il tempo si muoveva in modo diverso quando ero con te.”

Pian piano, la gentile e calda presenza di Homily fa breccia nella mente di Shesheshen (perché un cuore non ce l'ha), finché non capisce di volerla come nido per le sue uova.

Ho fatto un po’ di fatica all’inizio a ingranare nella lettura, probabilmente perché non sapevo cosa aspettarmi. Il punto di vista è quello “alieno” di Shesheshen, un mostro che osserva gli umani e le loro stranezze. Leggere della sua diffidenza nei loro confronti, di come ogni azione avesse significati a lei estranei e di quanto si stancasse anche solo semplicemente parlare mi ha fatto sorridere.
È stato interessante pensare a come alcuni gesti possano risultare del tutto insulsi o inutilmente complicati.

“Da quello che sapeva della civiltà, tutti i bambini erano parassiti. Si supponeva che quella loro caratteristica dovesse piacere”

A parte le numerose descrizioni grottesche di come la protagonista riesca a sciogliersi e riformarsi con più o meno fatica in base alle situazioni, e che, ahimè, diventano monotone e ripetitive, rallentando la lettura.
Un elemento che si poteva migliorare è il worldbuilding, per essere un fantasy devo dire che è il primo a non avere alcun riferimento a guerre, regnanti, storia e compagnia cantante. Tutto è solo vagamente accennato, come se Wiswell non ci avesse creduto abbastanza.
Tuttavia la storia è coinvolgente, la scrittura di Wiswell è ricca di humor e spunti di riflessione su temi importanti come i rapporti tossici in famiglia, il trauma e le conseguenze dell’avere una bassa autostima.

“Quanto avrebbe voluto allungare il braccio sulla sua spalla e tirarle su il mento. Quel mento non doveva mai prostrarsi, soprattutto non agli umani che avrebbero piuttosto meritato di morire schiacciati sotto agli zoccoli di un cavallo imbizzarrito.”

Se da un lato la natura mostruosa fa di Shesheshen la perfetta protagonista di questo fantasy-horror, dall'altro la sua umanizzazione, che pian piano si fa più evidente, leva quel pizzico di novità che l'autore aveva inserito.
In realtà questo sarebbe un romantasy a tinte horror. Ho volutamente lasciato da parte la trama romance tra Shesheshen e Homily perché a mio avviso molto blanda, il rapporto che creano non mi è sembrato amore, ma più di un incontro tra anime sole e incomprese che si riconoscono. La loro relazione resta però funzionale alla trama principale perché è la forza motrice che porta la storia all’epilogo.

“Eri sola, ma meritavi di stare con qualcuno. Io… Mi piaceva essere quel qualcuno. Non mi piace stare vicino a nessuno, di solito. A causa del male che potrebbero infliggere. Ma valeva la pena farmi del male per te. Ha senso?”

Se cercate una visione dell’umanità fuori dagli schemi, scene gore e violente e un antagonista davvero malvagio, allora Qualcuno in cui fare il nido fa al caso vostro.

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È stata una lettura altalenante, ma che alla fine mi ha soddisfatto. Avevo iniziato il libro con la ferma idea che fosse un fantasy-horror, certo avevo sentito commenti che ne descrivevano anche la componente ironica e divertente, però non avevo idea la componente romance fosse così presente.
Devi dire che questa scoperta non mi è poi dispiaciuta perché ho trovato l'idea di un "mostro" come Shesheshen che si innamora a prima vista, in stile colpo di fulmine (e non è uno spoiler), dell'umana Homily molto tenera e divertente.
Non iniziate questo libro se lo pensate solo come un horror, perché non lo è. Certo è piuttosto grafico nel descrivere dismembranenti, mutilazioni e pasteggiamenti a base di esseri umani (quindi occhio a chi ha uno stomaco un po' delicato) però alla fine è la storia di una creatura non umana alla ricerca di qualcuno che faccia da genitore alla sua progenie e se è difficile trovare qualcuno di adatto tra umani, figurarsi tra un mostro mutaforma ("non ti dispiace essere innamorata di una pozzanghera? ..." cit.) e un umana la cui famiglia (forse, chissà) è stata maledetta da quello stesso mostro.

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Se dovessi definire questo libro in una parola, sarebbe: strano. Cionondimeno, piacevole.

Shesheshen è una mutaforma: la incontriamo che cerca di difendersi da cacciatori che la vogliono morta: verrà aiutata da Homily. Shesheshen incontrerà la famiglia di Homily, che non è proprio l'esempio di famiglia felice e sana, anzi.

Le due si ritroveranno sempre più vicine, tanto da fare nascere un rapporto nuovo: onestamente non mi aspettavo una queer rep, e ne sono stata molto felice!

L'ironia di Shesheshen aiuta a bilanciare i toni dark dell'opera, e le riflessioni su cosa significa essere "normali" molto attuali, sebbene a tratti un po' banali.

Bonus point: un orso blu?

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La trama di questo libro per me è davvero particolare, avere un "mostro" come protagonista principale, sapere ciò che pensa, ciò che prova, come si evolve nel corso della storia è affascinante e mi ha molto colpita, anche perché ci mette di fronte a una domanda: mostro è davvero ciò che consideriamo tale? Basta che qualcosa sia "diverso" da noi, a volte, per dargli una connotazione negativa. Mentre ciò che ci appare simile viene classificato automaticamente come buono. È un aspetto davvero interessante del libro. Seguirà una recensione completa su ig.

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Premessa: ci sono trigger warning in questo libro. Non pochi, non leggeri. Perciò prima di cominciarlo per favore informatevi a riguardo.

Non so sinceramente da dove cominciare a parlare di questo libro.

Mi è piaciuto? Nì.
In questo caso non è tanto questione di piacere o meno quanto dell’originalità dell’idea e dello sviluppo della stessa, ed è basandomi su questi due fattori che ho deciso per la via delle quattro stelline.
L’idea è originalissima, tanto che per qualche capitolo ammetto che cercavo di capire, di trovare un senso cercando nel mio passato di lettrice qualcosa di simile a cui “accoppiare” questo romanzo o parti di esso. Inutile dire che non l’ho trovato, e che ad un certo punto ho lasciato perdere e mi sono fatta trascinare dalla corrente.
Lo consiglio anche solo per questa originalità che accompagna idea e sviluppo, sinceramente.

Grazie sempre a NeoN per questo esperimento su NetGalley che mi ha permesso di leggere diversi titoli “particolari” in anteprima, l’ho apprezzato davvero moltissimo.

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Qualcuno in cui fare il nido è sicuramente un romanzo molto interessante e originale, con una prospettiva inusuale: è tutto raccontato, infatti, attraverso gli occhi di un mostro mutaforma che, per una serie di bizzarre vicessitudini, si ritrova a dover impersonare un'umana e a dare la caccia a sé stessa.

La storia, a mio avviso molto cinematografica, è interessante e avvincente, disseminata di personaggi buffi e macchiette. Invero, ho avuto l'impressione che questo romanzo non si prendesse troppo sul serio, a partire dal linguaggio utilizzato, che risulta sfrontato, gergale e volgare, in completo contrasto con il setting che invece si rifà ad ambientazioni più tipiche per un fantasy con spunti pseudo-medievali.

Il romanzo in sé è piuttosto scorrevole, seppur l'abbia trovato più lungo del dovuto—abbandonandosi a dinamiche ripetitive e teatrini troppo ricorrenti—rispetto a quello che volesse raccontare. La trama, che in un altro tipo di libro sarebbe apparsa improbabile e insensata, risulta divertente, spiritosa e ridicola al punto giusto, tutto nello spirito di un libro "all in good fun". Le discussioni di intimità tra le due protagoniste, inoltre, sono uno dei punti più brillanti del romanzo, delineandosi come ben pensate e acute, seppur la loro relazione mi sia risultata artificiosamente sviluppata e troppo veloce.

Le debolezze di Qualcuno in cui fare il nido, infatti, si sprigionano proprio quando il libro accantona la sua natura comica e irriverente per trattare tematiche che, a mio avviso, non hanno spazio in un libro leggero e farsesco quale questo: la rappresentazione di abusi familiari, trauma e di rivalsa contro i propri carnefici è sì benintenzionata, ma risulta superficiale, approssimativa e, soprattutto, inconsequenzialmente vuota. A favore di ciò, il personaggio che più incarna queste tematiche, ovvero la co-protagonista Homily, risulta frivolo e generico seppur abbia tratti distintamente suoi e memorabili.
Un'ulteriore pecca del testo è, a mio avviso, l'ampia intelligenza emotiva di Shesheshen, che, a più riprese, sembra possedere una vasta competenza in fatto di "social cues" e, soprattutto, di come funzionino le convenzioni culturali, la prossemica e la semantica umane. In altri momenti, invece, soprattutto quando è richiesto per dare vita a gag o alimentare la commedia degli equivoci tra lei e Homily, Shesheshen sembra dimenticarsi tutte le sue inspiegabili competenze. Il suo personaggio, quindi, è molto spesso scarno della mostruosità che lei stessa (ma il libro stesso) millanta e che ci si aspetta in un contesto simile. Il tema del blob-mutaforma si presta a moltissime allegorie e a infinite discorsività (si guardi, per esempio, a Walking Practice di Dolki Min, il cui mostro-mutaforma si confà a discussioni di tematiche quali discriminazione, convenzioni di genere e queerness), per questo motivo, Wiswell aveva proprio in mano un personaggio con infinite potenzialità, di cui si poteva dire e che poteva agire in una miriade di modi, ma, alla fine, risulta solo molto parziale e moderato.

Per quanto riguarda la traduzione, la lettura è sì scorrevole, ma, forse anche dovuto al fatto di aver letto una bozza, mi è sembrata un po' troppo robotica e rigida, soprattutto considerando il tono del romanzo. Ciò si risente soprattutto nei dialoghi, che, per via di soventi calchi dall'inglese, risultano finti e, a tratti, sconclusionati. Sicuramente, la natura rozza del romanzo, con la sua prosa gergale, disseminato di slang ed espressioni idiomatiche ha reso l'adattamento un'ardua impresa. Ma confido nel lavoro di Ne/On e sono sicura che questi angoli spigolosi risulteranno smussati nella versione finale di pubblicazione.

Nel complesso, Qualcuno in cui fare il nido mi sembra un libro con un potenziale polarizzante e l'ho trovato una scommessa audace. Una storia memorabile, con una voce distinta e un'atmosfera ugualmente gore e fantasy, con una dolce ma coraggiosa romance saffica, scelta che è sempre apprezzata.

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In generale il libro mi è piaciuto molto, di seguito elenco degli elementi negativi e positivi.
Le uniche due cose che non ho amato sono state:
- da circa il 30/40% del libro al 60% (sempre circa) c’è un rallentamento notevole nella trama, non mi ha impedito di continuare, ma mi ha un po’ appesantita e distaccata dalla lettura
- la “co-protagonista” per me è stato un personaggio difficile col quale empatizzare, è caratterizzata in una sola direzione e questo me la ha resa un po’ “noiosa” (anche se si riprende alla grande verso il finale).

Nonostante ciò le cose che ho amato sono state di più di quelle negative:
- il personaggio di Shesheshen è PAZZESCO, sia come tipo di creatura (molto affascinante) che come caratterizzazione
- la scrittura è scorrevole e scorre benissimo, pur non essendo semplice
- l’idea di uno sguardo esterno sulla natura umana è resa benissimo: lo sguardo di Shesheshen sul mondo degli uomini è crudo e rende un punto di vista critico sulla società umana
- il finale SPETTACOLO, di solito le storie non ci mostrano cosa succede ai personaggi (psicologicamente parlando) dopo tutti i traumi subiti nella storia, bhe “Qualcuno in cui fare il nido” lo fa, infatti l’ultimo 10/15% è dedicato al “dopo” e questa cosa è impagabile da leggere (ed è anche scritta molto molto bene a mio parere)!

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Parto ringraziando Ne/On perché non è scontato ricevere arc anche quando non si ha un profilo online di recensioni. Quindi grazie per l'opportunità.

Per quanto riguarda il libro, mi è piaciuto, leggerlo ad ottobre è stata un'ottima scelta viste le sue spooky vibes.
La recensione conterrà qualche minimo spoiler, cercherò di omettere il possibile. Per chi non volesse continuare con la parte spoiler della recensione dirò: dategli una chance! Bella prosa, forse un po' troppo veloce, ma tematiche trattate davvero importanti ed affrontate in un modo molto interessante.

Spoiler da qui in poi!

Mi è piaciuta molto l'idea del POV da parte della "viverna*, ho apprezzato davvero la scrittura e l'idea, ma la lacuna principale nella trama penso sia dovuta al fatto che Shenshensen sia in grado di empatizzare così velocemente. Ha un passaggio troppo repentino da mostro disprezzante del genere umano a supporto morale per Homily. Come fa una creatura descritta come nostro divoratore di uomini a riconoscere così in fretta delle tematiche familiari disfunzionali così importanti e di conseguenza sapere come comportarsi? La velocità della prosa probabilmente giustifica queste problematiche in cui rientra anche il velocissimo innamoramento fra protagonista e co-protagonista e i repentini cambi di scena/sati temporali.

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Un romanzo love & splatter che si è rivelato ideale per la stagione (Halloween mood🎃compreso) e ringrazio molto NetGalley e Ne/oN per la copia Arc.

Tra questa pagine troverete un inusuale mix di horror, grottesco e cozy romance, con un mostro assassino (per sua ammissione) che ha sempre vissuto in solitudine, mangiato i suoi fratelli (e il padre che l’ha ospitato), ma viene svegliato dal letargo e si trova catapultato all'esterno, compiendo la sua avventura tra gli uomini e raccontandoci il mondo attraverso la sua visuale.

Ovviamente Shesheshen (uno scioglilingua continuo, anche solo mentre la mia mente leggeva...) si nutre per fame (in altre parole, è al di sopra di qualunque giudizio) ma (incredibile) risulta più progressista e illuminata di un’attivista dei giorni nostri: quindi coglie per puro istinto le discriminazioni, percepisce gli abusi familiari, soffre per gli orsi selvaggi con l’habitat invaso dalle trappole degli animali, vive ogni espressione queer con grande naturalezza.
Certo, si comprende subito che la creatura è una sorta di megafono dell'autore e la sua percezione risulta, a tratti, affascinante; tuttavia, è anche vero che è così rispettosa, moralmente superiore e scevra da dubbi, da risultare pesantuccia come eroina dopo metà libro. Dice e pensa cose giuste, svela infinite ipocrisie, ma non è che vi sia spazio per il contraddittorio e i suoi antagonisti sono macchiette, facili da sbaragliare.

Mi è piaciuto, senza riuscire a travolgermi. Nel complesso, l'ho trovato un esperimento interessante, anche se l'eccesso di trash sanguinolento rischia di offuscare o banalizzare messaggi di per sé corrosivi, e la trama è piuttosto allungata sul finale.

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Una storia d'amore tenera e grottesca, un horror ironico e cruento: "Qualcuno in cui fare il nido" è questo e molto altro. Quanto mi sono divertita a leggerlo! Non è sempre facile trovare storie originali nel mondo dell'editoria, e questa mi ha colpito positivamente, soprattutto grazie a una protagonista mostruosa che ho adorato fin da subito, per la sua arguzia, la sua narrazione dissacrante e la sua inaspettata umanità.
Non è sicuramente uno di quegli horror tragici ed estremi che proprio non fanno per me; per quanto tratti svariati temi piuttosto pesanti, lo fa sempre con leggerezza, senza però cadere nello scontato. E anche se ci sono assolutamente scene disgustose, personalmente non mi hanno infastidito troppo.
La scrittura è digeribile e smaliziata, con molto più umorismo di quanto mi aspettassi; mi è piaciuto, per quanto in certi punti abbia trovato il linguaggio utilizzato un po' estraniante, considerata l'ambientazione di carattere fantasy abbastanza tradizionale.
Consigliatissimo ai fan del fantasy che hanno timore ad avvicinarsi al mondo dell'horror!

Ci sono svariati refusi ed errori di traduzione che immagino e spero saranno corretti prima della pubblicazione vera e proria, il 20 novembre.

Ringrazio Netgalley e la casa editrice per avermi permesso di leggere questo libro!

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